Piace dove sei finito?

Dov’è finito il Vecchio Piace? È un dato di fatto, l’ultimo anno è solo il capolinea (si spera) di un’epoca di crisi generale del Piacenza Calcio che perdura ormai da qualche anno. Molti tifosi, in cui si riconosce anche il sottoscritto, sono rimasti delusi dagli ultimi insuccessi dei biancorossi, che a mio avviso cominciano con la fine del triennio di Iachini.

Tutto comincia nel 2007, anno che segue i play-off sfiorati dopo il quarto posto guadagnato dai ragazzi di Iachini dietro Juventus, Napoli e Genoa, con più di dieci punti di distacco da questi ultimi. La squadra, infatti, comincia ad indebolirsi e non di poco: se ne vanno Coppola, Campagnaro, Nocerino e Cacia. La scelta del tecnico Remondina, affiancato per motivi di patentino da Secondini, è la ciliegina sulla torta di una stagione a dir poco insoddisfacente. Le aspettative si ridimensionano  così in modo brusco, passando da una promozione in Serie A, che aveva lasciato a tutti una reminiscenza affascinante, alla salvezza nella serie cadetta. L’inizio di campionato è disastroso, tanto che dopo undici giornate Remondina viene esonerato per lasciare il posto a Somma che riesce a centrare la salvezza. Non è da nascondere, i tifosi si aspettano di più dalla squadra, ma per un anno va bene così, si pensa subito al successivo.

2008/09: Pioli. Quest’anno c’è il Mosca, sicuramente le aspettative crescono. Purtroppo, però l’inizio non è dei migliori e comincia, fino alla centrata salvezza con la conquista del decimo posto, quell’agonia che diventerà poi familiare al nostalgico tifoso del Piace. Nuovo anno, nuove speranze. Sono questi i propositi per il 2009/10, che però non promette bene dopo la cessione di capitan Gigi Riccio. Ormai, il tifoso medio ha imparato ad accontentarsi della salvezza, e nonostante una politica incentrata sul risparmio, il Piacenza si salva alla penultima giornata, dopo l’ennesimo inizio deprimente. La scorsa stagione non cambia dalle precedenti, sappiamo tutti com’è andata. La squadra non cambia di una virgola l’inizio di stagione: due punti in sette partite. Sono queste le dirette conseguenze di una rosa costituita da svincolati, prestiti e giovani, dopo la crescita delle difficoltà economiche societarie. Nonostante ciò, penso che nessuno si sarebbe aspettato che andasse a finire come tutti sappiamo. La squadra si risolleva e con qualche acciacco riesce ad agguantare un posto play-out. Due partite, si da tutto e ci si salva. Non è andata così purtroppo ed i due pareggi (0-0 in casa e 2-2 a Leffe) non bastano al Piacenza, classificato peggio dell’Albinoleffe, a spuntare la salvezza.

Da qui buio. La sonora delusione ricevuta l’anno passato lascia l’amaro in bocca ad ogni piacentino. Poi la beffa. Già dalla conclusione di campionato si erano sentite voci, ma da pochi giorni si hanno le certezze: Carlo Gervasoni, innestato proprio dalla scorsa stagione, qualche tempo fa si è costituito ammettendo che alcune delle partite dell’anno scorso erano state vendute. In particolare, Atalanta-Piacenza 3-0 ed altre gare. Non importano gli avversari, l’importante siamo noi. A dire il vero, pensandoci bene, in parecchie occasioni Conteh, Rickler e gli stessi arrestati Cassano e Gervasoni pareva facessero apposta ad incassare gol. Ma non lasciamoci andare ad accuse. Resta comunque un problema aperto questo delle scommesse, che è difficile da dimenticare, specialmente per le conseguenze che ha avuto. Ad oggi, i biancorossi giocano con un handicap di 4 punti di penalità che possono aumentare da un momento all’altro, dal quale, tengo a precisare, la società è (almeno formalmente) estranea. In sintesi: io società Piacenza Calcio ho pagato alcuni giocatori che hanno venduto delle mie partite, sono retrocesso (anche per colpa di questo) e prendo dei punti di penalità partendo svantaggiato in un campionato in cui, con la situazione attuale, probabilmente non riuscirò a salvarmi.

Ma la colpa non è solo dei giocatori venduti, per quanti ce ne siano stati. In primo luogo mister Madonna ha delle colpe e non da poco. Non riesco a credere che, essendo stato in contatto quasi tutti i giorni con i suddetti giocatori, non sia riuscito ad accorgersi di nulla. A mio avviso, alcuni di questi sarebbero dovuti essere esclusi dalla rosa, facendo crescere giovani come Bini, Avogadri, Calderoni, Donnarumma che si sono dimostrati più volte all’altezza della Serie B. In secondo luogo i giocatori stessi che hanno patteggiato per i risultati scommessi sono responsabilissimi della retrocessione della squadra, ma non dilunghiamoci troppo in accuse. Era già da parecchi anni che si vedeva una squadra con un volto diverso, nuovo che non riusciva bene. Si ogni anno si sperava in quello successivo, ma così non è andata bene, e l’anno passato a furia di continuare a sperare nella provvidenza è successo il patatrac.

Un discorso a parte meriterebbe il caso Guzman, che a mio avviso rappresenta, o meglio rappresentava dato che è stato ceduto nel mercato di gennaio al Gubbio, un giocatore dalle plurime potenzialità, ma che non è mai riuscito ad esprimersi al meglio, non si sa per quale motivo. Se in Serie B già doveva fare la differenza, in Lega Pro non c’è santo che tenga, doveva essere l’arma in più. Ma la sua indiscussa qualità, purtroppo, quanto conta non si vede. Ancora non ho digerito il rigore sbagliato contro l’Albinoleffe. Ma questa è un’altra storia.

Tornando alla società, si parla di problemi economici si. Ma il Piacenza poteva, secondo me, a partire dagli anni della Serie A improntare una politica stile Udinese, comprando giovani dall’estero, spendendo poco, per poi guadagnare sui due/tre veramente forti. Non dimentichiamoci che giocatori come Gilardino, Simone e Filippo Inzaghi, Amauri, Naionngolan, Moscardelli, Nocerino, Roma, Matuzalem, Kharja sono solo alcuni di quelli che sono diventati quello che sono dopo essere passati per almeno una stagione nella nostra piazza. E molti di questi non erano nessuno prima di giocare qua. Quindi in qualche modo i problemi economici sarebbero potuti essere sanati.

La decisione di Garilli di vendere la società al gruppo Gallo, per poi ritornare solo qualche mese dopo sinceramente resta senza una spiegazione logica, ma questo non c’entra nulla con l’andamento sportivo, che ormai sembra spacciato. Sia chiaro, non ho nulla contro i ragazzi che militano attualmente nel Piacenza, anzi mi dispiace per loro che siano capitati in questa squadra di sgangherati. Anzi, sono in pieno soddisfatto di come ogni partita questi si impegnino per portare a casa un risultato, tanto che è arrivata anche una vittoria nel derby fuori casa. Anche mister Monaco è da lodare, lui ci crede sempre, la squadra è continuamente soggetta a cambiamenti tra cessioni ed innesti, ma lui cerca sempre di tirar fuori il meglio dai ragazzi che ha a disposizione.

Tutto questo però non basta. Almeno non è bastato a ridare al Piace l’aspetto almeno lontano della squadra di qualche anno fa. Il male è stato quello di aver gustato qualche anno di A, per poi precipitare nelle catacombe. Perché anno dopo anno chi la A l’ha vissuta e a chi è stata raccontata, sa che è stato possibile e continua a sperare di poter ritastare un Piacenza nella massima serie. A breve, purtroppo non si potrà vedere tutto ciò. Speriamo in un imprenditore impazzito con un progetto a lungo termine. Per adesso teniamoci per mano tra di noi, insieme ai ragazzi ed ai pochi rimasti della società: adesso è il momento di non mollare, continuando a sostenere la squadra nell’attesa di un futuro più proficuo e soddisfacente.

Forza Piace alé!

Alessandro Rossi

leggi questo articolo su PiacenzaSera.it

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